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Misophonia – Installazione a cura del Flippato Collective

Misophonia, da “misos” (odio) e “fonos” (suono), indica l’intolleranza a determinati suoni emessi da terzi. La sindrome non ha ancora una chiara eziologia ma si suppone derivi da un malfunzionamento del sistema uditivo centrale a livello neuronale. Tra i principali sintomi: fastidio, disagio, panico, rabbia, agitazione, irritabilità, disgusto. Nell’accezione proposta nella performance audiovisiva, misophonia è, più in generale, metafora dell’inquinamento audio-visivo: una reazione di malessere implicata dalla gabbia degli stimoli, a causa dei quali diventa impossibile ascoltare la propria interiorità e quella degli altri. 
Le filosofie indiane propongono una prospettiva diametralmente opposta a quella occidentale, secondo un isomorfismo tra l’uno e il tutto e tra l’essere e il conoscere: l’“azione” non è mai “reazione”, ma un atto spontaneo frutto della profonda consapevolezza di sé, identificata in uno stato di assenza di pensiero e di estrema semplicità. In tale stato di eterno presente le azioni scorrono naturalmente nel flusso degli eventi, recuperando una comunicazione spontanea ed infrangendo schermi e velleità.
La performance audiovisiva Misophonia propone l’opposizione tra la prospettiva occidentale ed orientale. L’individuo in meditazione rispecchia la ricerca di una comunicazione con la propria interiorità e, dunque, il tentativo di una connessione aperta con il cosmo. Le sonorità che accompagnano la meditazione identificano uno spazio interiore, il quale si modifica in tempo reale in base agli eventi circostanti. Gli speakers puntati su questo e le immagini proiettate sullo schermo, le quali riproducono tale dimensione sacrale e viscerale, divengono un mezzo di disturbo attraverso l’interazione del pubblico: i suoni riprodotti si immettono violentemente nello spazio intimo del performer generando l’alterazione del materiale audiovideo attraverso degli stimoli esterni. Che cosa significa entrare violentemente in uno spazio altrui? Quanto siamo consapevoli del disturbo che arrechiamo? Che cosa proviamo nel farlo? Siamo disposti a tollerarlo? A queste domande tenta di rispondere la performance audiovisiva proposta, con l’obbiettivo provocatorio di ricreare una situazione limite in cui l’‘interagire’ significa in ogni caso ‘disturbare’. “Il dolore è un fatto cosmico e l’uomo lo subisce e contribuisce a perpetuarlo unicamente nella misura in cui accetta di lasciarsi trasportare da un’illusione” (Eliade). Misophonia è, dunque, un tentativo di svelare tale illusione, recuperando la consapevolezza dell’interiorità, della comunicazione, dell’interazione e del disturbo, la quale ci sembra pericolosamente in via di estinzione a vantaggio di una normalizzata attitudine al caos.